lunedì 15 novembre 2010

COSTITUENTE ECOLOGISTA


COSTITUENTE ECOLOGISTA



SOCIETA' POST - CRESCITA


Nasce la Costituente Ecologista. Ed è trasversale: finalmente anche il pensiero verde si dissocia da appartenenza e appiattimento a sinistra fino a oggi rivendicati. La decrescita deve essere imperativo di tutti.


Si scioglie la Federazione dei Verdi, residuo parcellizzato delle varie esperienze partitiche dell’ambientalismo nostrano, nasce la Costituente ecologista. Le tematiche di riferimento risultano – più o meno strumentalmente – patrimonio di molte compagini politiche, così come di buona parte della cosiddetta società civile, e ne prendono atto anche i Verdi. La prima e più significativa differenza dal recente passato è la trasversalità politica, che allontana la nuova Costituente dal connubio con la sinistra radicale e la avvicina, almeno nelle intenzioni, all’Europa. La nuova aggregazione parte con un appello firmato da molte personalità, tra cui Mario Tozzi, Luca Mercalli, Marco Roveda, Nicola Caracciolo, Massimo Scalia, Gianfranco Bettin, Marco Boato, Loretta Napoleoni. Il portavoce di questa rinascita è Angelo Bonelli, che propone: «una forza ecologista che assorba il pragmatismo dei Verdi tedeschi, che hanno creato 300 mila posti di lavoro con le energie rinnovabili, e che si caratterizzi con il trasversalismo di Daniel Cohn Bendit».
Obiettivi ambiziosi, visto che in Germania i Verdi raggiungono il 24 per cento e in Francia sono al 16. In Italia, invece, sono ridotti a una comparsa nelle aggregazioni progressiste, oppure a mera testimonianza civica. In tal senso Bonelli esprime opinioni originali, per la verità, già espresse in passato dalle minoranze non conformiste dell’ecologismo italiano: «La sovrapposizione con la sinistra radicale ha impedito che l’ambientalismo potesse essere patrimonio di tutti i cittadini. Dobbiamo essere trasversali nei contenuti e nella società e andare oltre i confini ideologici di destra e sinistra». Del resto, spiega Bonelli, «la destra appoggia il nucleare e la sinistra fa piani regolatori che aumentano la cementificazione». Insomma, sembra finalmente che – a parole – anche i politici ambientalisti italiani vogliano ragionare in termini continentali e, soprattutto, riprendere la vera ragione culturale della denuncia ecologista al processo di civilizzazione industriale . Le ragioni di una riconciliazione tra cultura e natura si pongono oltre la modernità e le logore categorie otto/novecentesche della destra e della sinistra. Una occasione quindi che non va lasciata inesplorata da tutti quei soggetti politici e sociali consapevoli della transizione in atto e della necessità di nuove sintesi ideali per rappresentare il bene comune e gli interessi generali.
Quando sia la destra che la sinistra auspicano (ancora) una società ed un’economia che prevedono la crescita infinita del consumo di merci, quale discontinuità corre tra il “pensiero unico” liberale e il “pensiero critico” progressista? Nessuna. È giunto quindi il momento di ripensare un modello antropologico, culturale, sociale ed economico senza futuro, per tentare di costruire una società della post-crescita che – in controtendenza – sappia sostituirsi a quella della crisi permanente. La “decrescita” infatti non è un’ideologia, non è un “programma politico”, non è una semplificazione ingenua delle contraddizioni della società industriale , ma un tema che ha il pregio di sintetizzare le contraddizioni del concetto egemone di sviluppo “illimitato”, è uno stimolo in controtendenza, che ci estrania dai condizionamenti della società dei consumi e ci fa considerare la scienza, la tecnica e la società in un’ottica culturalmente aderente alla natura, che è fatta di ciclicità virtuose piuttosto che di linearità illimitate.
Il riduzionismo economicista ha costruito – innanzi tutto nell’immaginario – un potentissimo artificio culturale, spacciandolo per “naturale”, identificando il concetto di sviluppo con la crescita materiale dei beni, che un sistema produttivo mette a disposizione dell’individuo per sopperire alla scarsità.
La crescita – in realtà – non misura i beni, ma le merci, cioè quegli oggetti e quei servizi che sono scambiati per denaro, mentre i beni non sono monetizzabili, non fanno crescere il Prodotto Interno Lordo, quindi sono negati e rimossi, a partire dalla natura reificata in “risorsa” energetica sfruttabile illimitatamente. Sinistra e destra si equivalgono, in questa insensibilità: sono due varianti dello stesso modello razionalistico; la differenza sta nell’uso dei frutti di questa crescita, non nelle sue caratteristiche e implicazioni.
Sia il capitalismo sia il socialismo, in qualsiasi loro forma e sfumatura, vogliono ampliare il PIL. L’ideologia liberale privilegia i detentori dei “mezzi di produzione”, perché in questo modo le risorse saranno a disposizione di chi reinvestirà in produzione e indotti consumi.
L’ideologia socialista ridistribuisce i dividendi in modo più equo, così che i medesimi consumi di massa favoriscano la produzione e, quindi, gli investimenti pubblici. La storia ha dimostrato come l’economia, che perseguiva – almeno formalmente – ideali di maggiore eguaglianza sia stata sconfitta dall’economia liberista, perché questa ha avuto la capacità di accumulare maggior capitale per far crescere la produzione. L’occidentalizzazione, con il liberalismo di massa, ha realizzato una società in cui anche le minime parti di reddito sono più grandi di quelle più eque di qualsiasi modello socialista, e ciò indipendentemente dai suoi risvolti sociali, politici, ecologici. Nel momento in cui entrambi i modelli ritengono che la crescita sia l’obiettivo in sé, affermare invece che lo scopo non è la crescita significa porre un ideale altro, non subire il determinismo nichilistico delle tecnocrazie: porre una domanda sul perché, non sul come.
Nella società “fluida”, dematerializzata, digitalizzata, polverizzata e priva di appartenenze l’emancipazione individualistica corrode ogni responsabilità collettiva: il destino del socialismo (vedi la Cina), tramite il consumismo, è la subalternità al liberismo.
L’utopia si trasforma in incubo: “l’altro mondo possibile”, evocato in qualche residuale e tristo corteo, è disperatamente destinato nel vicolo cieco di un supermercato globale. Il mutamento di paradigma consiste invece nell’oltrepassare la “modernità” e la mercificazione universale che ha causato.
Vivere secondo le leggi di natura, significa porsi il problema di come non ferire la sensibile trama della vita che ci circonda, di come ridurre al minimo possibile l’impatto dovuto ai nostri consumi e ai nostri bisogni. Il compito primo di una cultura ecologica della sobrietà consiste nello sposare la semplicità volontaria dello stile di vita a una felicità cercata nella virtù, nella misura, della compiutezza, in controtendenza alla dissoluzione dei costumi nell’egoismo narcisistico, che fa della felicità un diritto, a prescindere dei doveri dell’uomo nei confronti della natura e della comunità di cui è parte. Solo una società ispirata a una felicità-virtù può ridurre i bisogni materiali, la complessità organizzativa e, di conseguenza, la tensione psicologica e decisionale del singolo; all’opposto, una società edonistica, sposando una felicità-piacere, proietterà i bisogni nell’artificio e nell’illimitatezza, fino a “patologizzare” l’indecisione individuale nell’ansia abulimica o anoressica dell’eccesso o del suo rifiuto, alimentando paradossalmente l’infelicità.
Il ceto politico, divorziato dalle idee, polemizza esclusivamente sui mezzi, risultando reticente sulle finalità del nostro vivere associato, adattandosi a un ruolo subalterno funzionale-amministrativo.
Nell’indistinto culturale del “pensiero unico”, l’assuefazione dell’opinione pubblica ai meccanismi autoreferenziali del potere diffonde la rassegnazione, l’opportunismo, la disaffezione comunitaria. Chi è libero e disinteressato, si muova in controtendenza sui temi e le nuove soluzioni possibili in tema di ecologia, sostenibilità, agricoltura biologica, efficienza energetica: l’originalità è contagiosa.
Eduardo Zarelli
www.ilribelle.com



venerdì 12 novembre 2010

BELLA DOMANDA...!






IN MANCANZA

DI RISPOSTA

LE CONCLUSIONI

SONO SCONTATE.....





mercoledì 10 novembre 2010

ANCHE LA CULTURA MUORE

Contro il governo
"mani di forbice"!


Venerdì 12 novembre musei, biblioteche, siti archeologici, strutture culturali e dello spettacolo, parchi e riserve naturali chiuderanno in segno di protesta contro i tagli alla cultura previsti dalla manovra finanziaria. All’iniziativa aderisce anche il FAI, che chiuderà i suoi Beni in tutta Italia.“Un Paese che non investe nella Cultura è destinato alla decadenza”. Non lasciano spazio ai dubbi le parole con le quali il Presidente FAI, Ilaria Borletti Buitoni, spiega la decisione del FAI di aderire a “12 novembre 2010: Porte chiuse, luci accese sulla cultura” l’iniziativa promossa da Federculture e ANCI (Associazione nazionale dei Comuni Italiani) per protestare contro i tagli alla cultura previsti dalla manovra finanziaria. Misure che, come si legge nella nota, mettono a “repentaglio la politica di intervento pubblico nella cultura e la stessa sopravvivenza di enti e di organismi culturali”, con “pesanti ricadute sul settore e sul diritto dei cittadini alla cultura”.L’iniziativa prevede la chiusura per tutto il giorno di venerdì 12 novembre di musei, biblioteche, siti archeologici, strutture culturali e dello spettacolo, parchi e riserve naturali.Il FAI parteciperà chiudendo i propri Beni in tutta Italia. “Il 12 novembre – spiega Ilaria Borletti Buitoni – sarà una giornata significativa e importante per la cultura italiana: per la prima volta chiuderanno al pubblico musei e istituzioni culturali in tutto il Paese in segno di protesta contro i tagli alla Cultura previsti dalla manovra finanziaria. Il FAI aderisce chiudendo tutti i Beni per unirsi allo sconcerto e alla voce di tutti coloro che credono alla cultura come identità del nostro Paese, come consapevolezza e quindi coscienza civile e morale, come educazione per le generazioni future perché imparino a rispettare l’arte e la natura. Un Paese che non investe nella Cultura è destinato alla decadenza. Contro questo ci opponiamo con tutta la nostra forza e passione”.

martedì 9 novembre 2010

PENSIERI CATTIVI.

Nucleare - Ospedale, un binomio intrecciabile....


Si torna a parlare di nucleare, ancora, sempre con nuovi particolari e dichiarazioni che grondano di possibilismo. E qualcuno ancora afferma in continuazione di vedere lontano il progetto nucleare, come lontana si considerava la chiusura dell'ospedale che invece oggi, a seguito di ingenua fiducia mal riposta, sta per esere cancellato. Continuiamo a non prendere mai in considerazione previsioni e segnali negativi che con il tempo, e a volte neanche tanto, si avverano.
Ma questa volta nella faccenda nucleare, che ritorna prepotentemente alla ribalta, non ci vediamo chiaro. Il primo cittadino che ogni volta si reca in Regione Lazio senza volere nessuno, né collaboratori né tantomeno la minoranza, non ci convince affatto. Quali accordi si potrebbero ipotizzare nel sottoosco dei grandi affari della Polverini? Ci spingono a pensare a probabili scambi ospedale/silenzio sul nucleare. Può sembrare tanto assurdo?
E qui siamo sollecitati a riproporre ancora una volta il già menzionato pensiero di Andreotti: "A pensar male si fà peccato, ma certe volte ci si azzecca".
Comunque, non si dimentichino che se per l'ospedale si stanno susseguendo una raffica di manifestazioni, per una centrale nucleare scoppierà una guerra!
Per il momento pensiamo all'ospedale, e ricordate l'appuntamento che avete, TUTTI, sabato 13 alle ore 14:



martedì 2 novembre 2010

A R C A N O.

Chi incassa i soldi delle antenne di
Coll'Elmo??
(Domanda formulata per la terza volta!)

Minoranzaaa.......e allora?!

lunedì 1 novembre 2010

INIZIATIVE SERIE

VEDIAMO SE DA NOI SI MUOVE QUALCUNO...


In occasione della prima edizione della Giornata nazionale dell’albero, istituita dal disegno di legge “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani” approvato il 29 ottobre dal Consiglio dei Ministri, il Ministero dell’Ambiente sta organizzando per il 21 novembre diverse iniziative sul territorio nazionale. Obiettivo la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, in particolare delle nuove generazioni, sull’importanza del patrimonio arboreo e boschivo del nostro Paese, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, delle Politiche agricole, del Corpo Forestale dello Stato, delle Regioni e dell’Anci (Associazione nazionale comuni italiani).
Fulcro della Giornata la piantumazione contemporanea in ogni città, a mezzogiorno, di un numero di piantine arboree di specie autoctone proporzionale ai nati del Comune sulla base della popolazione residente. Gli alberi, forniti dal Ministero, dal Corpo Forestale e dai vivai regionali, saranno messi a disposizione dei Comuni alcuni giorni prima del 21 novembre così da facilitare l’organizzazione della messa a dimora. La piantumazione è prevista in luoghi che abbiano un valore particolare in materia di lotta al disboscamento illegale e di cura del territorio per la prevenzione e il contrasto del dissesto idrogeologico.
Il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha inviato una lettera ai sindaci invitandoli ad aderire all’iniziativa. Sarà possibile farlo entro il 4 novembre e sul sito del Ministero, www.minambiente.it, nella pagina web dedicata, sono disponibili il form e altre informazioni sulla Giornata. “Credo che proprio nel 2010, anno internazionale dedicato dall’Onu alla biodiversità” scrive il Ministro ai sindaci, “sia importante che la Giornata dell’Albero torni a essere una festa nazionale che coinvolga l’intero Paese riuscendo, finalmente, a dare attuazione alla norma rimasta sempre ineffettiva della piantumazione di un albero per ogni nato, sottolineando così lo stretto legame tra il futuro delle prossime generazioni e il futuro degli alberi. Sono certa che ogni Comune potrà rendere questa Giornata una significativa occasione di gioia e partecipazione collettiva, organizzando iniziative sul tema anche in collaborazione con le associazioni ambientaliste e le scuole del territorio”.
Inoltre, il Ministero dell’Istruzione sta diramando una circolare a tutte le scuole con l’invito a effettuare nella settimana precedente al 21 novembre attività sugli alberi e la loro importanza. Le prime 500 scuole che aderiranno alla Giornata sempre entro il 4 novembre (il modulo è disponibile anche sul sito www.minambiente.it) riceveranno 5 alberelli da piantare nei propri cortili o giardini, mentre le altre saranno invitate a raccordarsi con i propri Comuni per organizzare insieme le iniziative legate all’evento. Il Ministero dell’Ambiente sta poi siglando accordi a livello nazionale, replicabili a livello locale, con associazioni ambientaliste e operatori del settore vivaistico per far sì che tutti gli italiani, il 21 novembre, possano procedere alla messa a dimora di nuovi alberi.