giovedì 20 giugno 2013

SERIO RISCHIO BIOLOGICO CON IL BIOGAS




Di bio nel business sporco del biogas c'è solo l'hazard, il rischio biologico. La proliferazione dei digestori alimentati con substrati di varia provenienza rappresenta una bomba biologica.


La co-digestione (biogas)

è un bioazzardo

di Michele Corti

La co-digestione di matrici organiche di ogni tipo, animali e vegetali, di Forsu e - come succede già in alcuni paesi - dei fanghi di depurazione delle acque luride pone gravi rischi di contaminazione, in primo luogo biologica, a carico dei terreni agricoli utilizzati per la produzione di alimenti per gli animali e per l'uomo.                                                                                                 In Europa sulla scorta della Danimarca, che sin dal 1989 si è dotata di una normativa sugli scarti di natura organica e il loro uso per compost e digestione anaerobica, la Svezia, l'Austria, la Germania e la Gran Bretagna hanno adottato regole che impongono trattamenti di sanificazione dei substrati che alimentano i digestori nonché determinate caratteristiche agli impianti (dotati di pastorizzatori)  e che introducono severi controlli microbiologici - mediante l'utilizzo di bioindicatori - su quanto destinato ad essere utilizzato come concime . L'Italia no. Come regola generale il digestato viene pastorizzato(70ºC per 1 h) ma sono ammesse anche combinazioni alternative di tempo e temperatura, ad esempio 55°C per 5,5 ore di digestione termofila. La normativa danese prevede trattamenti considerati equivalenti a quello standard (70ºC per 1 h)
   
  
Il giro di vite della Germania
Se è vero che la Germania è il paradiso del biogas (7.500 impianti) è anche vero che le preoccupazioni igieniche legate a questa proliferazione sono cresciute. Dal maggio 2012 l'Ordinanza sugli scarti organici tedesca (1998) è divenuta più severa. I digestati da digestione mesofila possono essere utilizzati come fertilizzanti solo se è stata applicato un trattamento di igienizzazione (pastorizzazione) pre e post digestione in una unità apposita dell'impianto con riscaldamento a 70°C per 1 ora.
Negli impianti a biogas termofili è sufficiente il trattamento termico nel biodigestore ma è necessario il controllo di organismi indicatori: Salmonella (patogeno umano),Plasmodiophora brassicae (patogeno vegetale), semi di pomodoro (resistenza dei semi delle infestanti). La verifica della sopravvivenza di questi organismi indicatori ènecessaria per controllare il tempo di ritenzione minimo. Vi è poi l'uso della sospensione di spore di Bacillus globigii come tracciante biologicoIn questo modo durante il processo vi è un diretto controllo del tempo di esposizione degli organismi di prova e può essere regolato il tempo di ritenzione adeguato per ogni singolo impianto. A quando in Italia?



 Moltiplicazione dei rischi
L'approccio tedesco è sicuramente più prudente di quello italiano (qui gli esperti - evidentemente non disinteressati - sostengono che il biogas è a emissioni zero e a rischi zero) ma gli studi dicono che non basta nemmeno pastorizzare substrati e digestati, che i patogeni animali e vegetali, i semi delle malerbe possono sopravvivere. E diffondersi. 
Quando ci vengono a raccontare che i liquami erano "meno sicuri" trascuramo un semplice fatto: i liquami potevano contenere una carica patogena ma essa ritornava sui campi dell'azienda o di aziende limitrofe (le botti non possono viaggiare a distanze superiori a pochi km sia per ragioni economiche che per prescrizioni normative). I digestati prima di tutto se ottenuti da processi di co-digestione possono presentare cariche anche superiori ai liquami come indicano le stesse ricerche de CRPA di Reggio Emilia (Veccia e Piccinini, 2011). Ma l'aspetto ancora più importante è che nei digestori finiscono scarti  provenienti da macelli spesso siti in altre regioni che a loro volta ricevono animali da molte aziende. Finiscono anche scarti di industrie alimentari varie ottenuti da prodotti animali e vegetali che spesso, prima di arrivare alle centrali, subiscono processi di degradazione spinta. I digestati, in forza del ridotto contenuto di umidità, sono suscettibili di più agevole stoccaggio, manipolazione e trasporto e possono essere destinati ad aziende in un raggio molto più ampio di quello dei reflui zootecnici tal quali. Morale: aumentano le probabilità che in entrata ci siano substrati contaminati e, in uscita, quelle di contaminare una grande varietà di terreni agricoli. È proprio vero che la società della tarda modernità è la società del rischio. Rischio come presupposto di profitto, rischio negato, rischio gestito da esperti di parte cointeressati al business con le agenzie governative a rimorchio.

Funghi, batteri, virus non sono inattivati completamente né dal trattamento di digestione anaerobia né dalla pastorizzazione
I virus sono in gran parte inattivati ma ve ne sono non pochi resistenti al calore.  Tra questi gli adenovirus e il virus dell'epatite A  (Gerba et al. 2001).  Monteith et al. (1986) hanno verificato che gli enterovirus e i parvovirus bovini sono resistenti ai trattamenti anaerobi mesofili e che il trattamento termofilo aerobio è di gran lunga più sicuro di quello anaerobio per inattivare questi virus. Derbyshire et al. (1986) hanno evidenziato come il trattamento di digestione anaerobia distrugga solo maggior parte dei parvovirus suini.

Animali a rischio
Quanto ai batteri patogeni va innanzitutto osservato che nel corso delle manipolazioni post-digestione vi è un potenziale rischio di ricontaminazione e ricrescita batterica. Per questo i digestati, anche quando risultato di un processo di digestione di substrati pastorizzati non possono, a dir poco, essere considerati esenti da rischi. In Svezia dove al problema della biosicurezza dell'uso dei digestati sono state dedicati molti studi. Leena Sahlström (2003) concludeva il suo studio sulla letteratura allora disponibile in tema di sopravvivenza dei batteri patogeni alla digestione anaerobica sostenendo che: "È difficile stabilire i rischi per la biosicurezza associati all'uso dei digestati come fertilizzanti, ma questo rischio non può essere trascurato". Gli studi successivi hanno confermato l'esistenza di un rischio concreto. Rispetto ai batteri patogeni va innanzitutto osservato che nel corso delle manipolazioni post-digestione vi è un potenziale rischio di ricontaminazione e ricrescita batterica. I digestati, anche quando risultato di un processo di digestione di substrati pastorizzati non possono essere considerati esenti da Salmonella sppo altri agenti patogeni (Bagge et al, 2005). Un problema ancora più serio e generale riguarda i batteri sporigeni (Clostridi, Bacilli) che, se presenti nei materiali organici in entrata sopravvivono anche alla pastorizzazione (Mitscherlich e Marth, 1984;Olsen e Larsen1987, Chauret et al 1999, Aitken et al 2005, Bagge et al. 2005).
Gli sporigeni possono costituire un problema igienico quando i digestati sono distribuiti su terreni seminativi e pascoli possono causare diverse gravi malattie (come lagangrena gassosa, che a volte è mortale specie nei giovani bovini ed ovini che pascolano su determinate aree infette) e altre (Hang'ombe et al, 2000Sternberg et al, 1999;.Wierup e Sandstedt1983). Tra gli sporigeni ve ne sono alcuni che non trovano condizioni molto favorevoli nel digestore (Clostridium chauvoei, che causa la già citata gangrena gassosa; altri, invece vi trovano condizioni ideali (Clostridium septicum eClostridium sordelii)(Schnürer e Jarvis, 2009). È interessante mettere in evidenza che in Svezia, dove il rischio di gangrena gassosa è relativamente elevato, è stata vietata la fertilizzazione dei pascoli con i digestati anche se sottoposti a pastorizzazione.  Ecco un primo esempio di precauzione.


Rischi (seri) ancora da accertare ma perché allora in certi casi si usano precauzioni?
L'infezione da C.septicum provoca edema e C. sordelli provoca infezioni delle ferite negli animali. Anche se durante la digestione anaerobica vi è una riduzione nel numero dei clostridi la probabilità di trovare organismi del genere Clostridium nel digestato è molto alta. Ciò perché molti sopravvivono comunque al processo e in parte perché l'intervallo tra un carico nel serbatoio di digestione e un altro non è sufficiente a consentire la loro eliminazione completa. Va tenuto presente che molte specie del genere Clostridium fanno parte della normale flora del digestore.
I batteri del genere Clostridium sono comuni nei reflui zootecnici e sono anche  presenti in numero relativamente elevato nei terreni (Gyles e Thoen 1993, del Mar Gamboa et al 2005, Songer e Post 2005). Così è per le spore di Clostridium botulinum (che causa botulismo) e di Clostridium tetani (che provoca il tetano). Non è però ancora chiaro se una concimazione con il digestato possa provocare un aumento del rischio di malattie causate da questi microrganismi. Come è noto, però, il prof Böhnel ha messo in relazione l'aumento di casi di botulismo con la diffusione delle centrali a biogas in Germania (.
Alcuni tipi di clostridi, che possono essere presenti  in rifiuti organici e nel processo di digestione anaerobica non sono, come già detto, organismi patogeni, ma sono nonostante ciò coinvolti nel dibattito sui rischi dell'utilizzo del digestato. Un esempio è quello del Clostridium tyrobutyricum, un microrganismo che pone problemi alla trasformazione casearia (Klinj et al 1995). Alte cariche di questo organismo nel terreno possono causare la contaminazione delle mammelle delle vacche o la contaminazione dei foraggi. L'organismo sopravvive nel tratto gastrointestinale della bovina e, attraverso le deiezioni, può contaminare le mammelle. Se questo organismo arriva a contaminare il latte e il formaggio causa problemi gravi, in parte perché sprigiona gas (produzione di grossi buchi nel formaggio) e in parte perché produce acido butirrico (conferendo un cattivo gusto). Secondo alcune indicazioni i foraggi (in particolar modo gli gli insilati) prodotti su terreni ripetutamente fertilizzati con liquami contengono cariche più elevati di questo batterio (Rammer e Lingvall 1997, Johansson 2008). Esso, tuttavia è naturalmente presente nel terreno e non vi è finora alcuna indicazione certa che l'uso di digestato comporti un aumento di problemi di caseificazione. Anche in questo caso però, proprio a casa nostra, nell'area di produzione del Parmigiano Reggiano, le pressioni del Consorzio hanno fatto sì che non solo non si possano utilizzare digestati ma che lì non si siano nemmeno potute impiantare le centrali a biogas. Un secondo caso di applicazione del principio di precauzione che, come si vede, vale solo per alcuni e per alcune aree.

I funghi: rischi per la salute e per le colture agricole
Anche i funghi anche formare spore e possono sopravvivere alla fase di pastorizzazione (Schnürer e Schnürer 2006). Pochi sono i funghi pericolosi per l'uomo e quindi non rappresentano un grande rischio per la nostra salute. Tuttavia gli aerosol di spore fungine possono causare problemi come irritazione delle vie respiratorie e allergie se la quantità di spore fungine è alta intorno a un impianto di produzione di biogas o in connessione con la gestione dei rifiuti o del digestato (Bunger et al 2000).
I funghi fitopatogeni provenienti da colture infette, utilizzate come substrato, possono essere presenti nei digestori. Studi su diversi agenti patogeni delle piante comuni dimostrano che di solito i funghi possono essere uccisi molto rapidamente nel processo di produzione di biogas e che la frazione che sopravvive alla digestione anaerobica (nel caso di carico troppo frequente del digestore) può essere neutralizzata con uno stoccaggio di qualche giorno successivamente alla digestione (Zetterström 2008, Haraldsson 2008). Tuttavia, è difficile valutare appieno i rischi della diffusione di patogeni vegetali poiché diversi funghi fitopatogeni sono difficili da coltivare in laboratorio.
Recentemente alcuni ricercatori tedeschi (Steinmöller et al. 2012) hanno verificato che un fungo patogeno della patata (Synchytrium endobioticum) l'agente eziologico della rogna nera (una malattia diffusa in Europa ma in via di regressione grazie a misure severe) è in grado di resistere con i suoi sporangi invernali a trattamenti termici drastici e quindi a sopravvivere alla digestione anaerobica termofila e alla pastorizzazione. Dal momento che gli scarti della produzione di patate sono una delle fonti molto abbondanti e comuni di substrati per la produzione di biogas il rischio che grandi quantità di digestati destinati ai terreni agricoli possano determinare un ritorno di fiamma di questa fitopatologia è concreto.



Conclusioni
Scarti animali e vegetali di vario tipo e provenienza, Forsu, fanghi di depurazione variamente mescolati rappresentano un cocktail molto pericoloso ma la UE frena su una normativa comune. Gli stessi esperti ritengono che si debba perseguire un certo livello di sicurezza ma ... senza esagerare. Colleman (2000) riconosce che: "il rischio di diffusione di agenti patogeni da una fattoria all'altra o da fanghi di depurazione di acque luride e dei rifiuti solidi urbani ecc.ai terreni agricoli esiste e va prevenuto" (tanto da ritenere auspicabile quella normativa UE che si aspetta ancora oggi) ma: "Tale regolamento o direttiva non dovrebbe essere così restrittive da frenare l'adozione del trattamento di digestione anaerobica per l'uso/riuso dei rifiuti organiciconsentendo il ritorno alla terra dei nutrienti inorganici e la produzione di energia rinnovabile". Di fronte alle esigenze di sicurezza si mette davanti Kyoto, l'effetto serra, la sostituzione dei combustibili fossili con energia "pulita". Peccato che non sia così, come anche la comunità scientifica si sta accorgendo (sempre troppo tardi, sempre in ritardo, sempre quando chi doveva ottenere i suoi super-profitti li ha ottenuti). Si mettono sul piatto della bilancia vantaggi ambientali inesistenti (in realtà ci sono impatti negativi ben reali) e, dall'altra, si chiudono gli occhi sulla biosicurezza.
Se questa è la situazione in generale in Italia le cose vanno ancora peggio. Da un lato si continuano ad offrire incentivi super lusso, pari a tre volte quelli riconosciuti in Germania, dall'altro non si applicano le norme minime sui trattamenti di substrati e digestati applicati altrove in Europa. Così l'industria germanica ci rifila tecnologie che le nuove norme (più severe) rendono colà meno redditizie.
Nessuno dice queste cose? Noi le diciamo. E troveremo il modo di farle sapere ai politici giusto perché non dicano: "Ma tutti gli esperti ci hanno detto che il biogas è una meraviglia".


Bibliografia
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Klinj, N., Niewenhof, F.F., Hoolwerf, J.D., van der Waals, C.B., and Weerkamp, A.H. (1995). Identification of Clostridium tyrobutyricum as the causitative agent of late blowing in cheese by species specific PCR-amplification. Applied and Environmental Microbiology. 61: 2919-2924.
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Vecchia P., Piccinini S. (2011) Biogas e Parmigiano-Reggiano: una coesistenza possibile? inProdurre biogas un'opportunità che piace agli agricoltori,  a cura di M C. Schiff  e di A. Apruzzese, supplemento n. 48, .Supplemento al n. 48 di Agricoltura ( Regione Emilia-Romagna, Assessorato agricoltura) pp 22-26.
Zetterström, K. (2008). Fate of plant pathogens during production of biogas as biofuel. Report 2008:3. Dept of Microbiology, SLU, Uppsala


giovedì 13 giugno 2013

SONO SOLO DEI " QUAQUARAQUA' "



GRANDE AMMINISTRAZIONE DI CITTADUCALE

Messaggero di Rieti del 13 giugno 2013

E' lo stesso T.A.R. che sbugiarda chi asserisce che i Comuni non possono fare niente e che devono dare le autorizzazioni per forza.
Questa è sicuramente la parola d'ordine di coloro che sono favorevoli o che sono proprio loro propositori dei progetti.
A Magliano, ora, a cose già avviate e autorizzate di nascosto, è quello che vanno dicendo!
Fara in Sabina, e ora Cittaducale, hanno dimostrato che non è vero. Loro si che si sono opposti, modificando addirittura il regolamento sanitario comunale.
Traete le vostre conclusioni maglianesi e guardate la foto di questo articolo: pensate che da quei camini uscirà aria fresca e salubre o "Eau de Chanel N°5"?
Molto presto, attraverso una dettagliata relazione di chimici ambientalisti, vi diremo noi cosa esce da quei camini e non solo da essi! 
E vi diremo anche quante autorizzazioni vengono trascurate per un sito come quello scelto nel nostro territorio che fa parte del Bacino Valle del Tevere ed Area Protetta sia da vincoli ambientali che archeologici.

lunedì 10 giugno 2013

BIOSOLA




IN FATTO DI AUTORIZZAZIONI....TUTTO IL MONDO E' PAESE!

 TEANA, IL COMITATO "BIOMASSE, VEDIAMOCI CHIARO" CHIEDE IL CONSIGLIO COMUNALE APERTO
Per il Comitato "Biomasse, Vediamoci Chiaro" di Teana, nel parco nazionale del Pollino, non sono sufficienti le rassicurazioni che affermano che il progetto di realizzazione di una centrale a biomasse della Società Energaia di Matera è decaduto. La richiesta del Comitato è per far luce su strani acquisti di terreno da parte della società materana con sede in via la Martella 28 proprio intorno al sito della centrale. Inoltre preoccupa il silenzio delle istituzioni locali e regionali.




Sorprende come - con quanta enfasi - l’API (Associazione Piccoli Industriali) e Confidustria di Matera propinino il rilancio della Val Basento con la costruzione di grandi impianti energetici, discariche e false centrali a biomassa. Peccato che costoro, oggi, vestano i panni dei puri paventando un nuovo miraggio industriale, mentre dimenticano di essere stati i responsabili assoluti dell’inquinamento di una valle ormai ridotta a “sversatoio di veleni”. E lo fanno, lanciando a mezzo stampa i loro anatemi “Pimby” contro i cittadini colpevoli di denunciare gli interessi affaristici contro l’ambiente e la salute. 
La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) – Coordinamento apartitico territoriale di Associazioni, Comitati, Movimenti e Cittadini - torna a ribadire come la costruzione di centrali a biomassa, compresa quella di Teana, siano il “miraggio verde” a sol beneficio di quelle imprese interessate a spolpare contributi statali denominati CIP6 che, ricordiamo, ogni cittadino contribuisce a finanziare con la propria bolletta energetica. E’ risaputo come anche il CDR (Combustibile Derivato da Rifiuto) sia stato assimilato alle biomasse, così come ci ricorda una Delibera Regionale partorita nel 2005, appositamente, per mascherare queste falsi centrali a biomassa. Il tutto al di fuori del Piano Energetico Regionale vigente.
In pratica, la “monnezza” diventa così biomassa - anzi “biomassa solida” - come piacerebbe a qualcuno che inventa nuovi vocaboli per i nostri dizionari al fine di alimentare, in realtà, veri e propri “inceneritori” di rifiuti. Peccato che i “nuovi puri” della Confindustria dimentichino di chiedere il conto all’ENI ed agli industriali che hanno inquinato in Val Basento per una bonifica della valle che tarda ad essere effettuata, nonché una vera riconversione industriale pulita che punti sul solare, sulla bio-edilizia, sull’elettronica e nuovi materiali. Altro che “Nimby o fantasmi tali” evocati dall’API e Confindustria! Le bugie con le quali i propugnatori della “Soft Economy” raccontano le loro verità sono solo l’espressione di un ritorno al passato, quello di una valle che ha già pagato un prezzo troppo caro per sottacere nuovamente ai voleri degli interessi privati.

venerdì 31 maggio 2013

ALLARME BIOGAS




Si avvicina l'ora della verità. 

Le truffe sul biogas

 hanno le ore contate

La procura della repubblica di Salerno  da ragione ai comitati che in tutta Italia si battono contro le centrali "gemelle" "trigemine" e "quadrigemine" ipotizzando una truffa volta ad eludere le più complesse procedure autorizzative per le centrali superiori a 999kW. Manca poi l'autorizzazione alle emissioni odorigene dalla trincea dell'insilato di mais.  Biogassisti, finanziatori, banche, ora dovranno cominciare seriamemente a preoccuparsi. Le truffe del biogas stanno per essere scoperchiate. E ora si controllino tutte le biogas italiane. Basta compiacenze per gli speculatori. Ai comitati il compito di inondare le procure di tutta Italia (le centrali sono presenti in oltre 1500 comune) con esposti a raffica. 




I Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Salerno, agli ordini del Capitano Giuseppe Ambrosone insieme a quelli della locale Stazione Carabinieri a Sarno, alla località Foce, hanno apposto i sigilli di sequestro ai due impianti di biogas a digestione anaerobica per la produzione di energia elettrica e calore, in corso di realizzazione su permesso a costruire rilasciato dal Comune di Sarno a richiesta, rispettivamente, di una società agricola del posto e di una società agricola con sede legale a Perugia. 
L’attività di polizia giudiziaria, avviata anche a seguito di numerosi esposti presentati da associazioni ambientaliste quali “Italia Nostra” e “VAS”, eseguita dai Carabinieri e che ha portato al sequestro preventivo odierno in esecuzione al decreto del GIP del Tribunale di Nocera Inferiore, dott. Paolo Valiante, è stata direttamente coordinata dal Procuratore Capo Giancarlo Izzo unitamente al sostituto Procuratore dott.ssa Marielda Montefusco della sezione reati ambientali della Procura Nocerina. La Procura della Repubblica ha anche emesso informazione di garanzia a carico dei legali rappresentanti delle società interessate per le violazioni emerse in ordine ai reati previsti dal D.L.vo n.152/2006 (Codice dell’Ambiente) e dal D.L.vo n.387/2003 (norme relative alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità) in relazione al D.P.R. 380/2001 (Testo Unico in Materia Edilizia). 
Difatti i legali rappresentanti della società in questione sono indagati per le violazioni dell’articolo 279 del D.Lgs 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente) relativamente alla immissione in atmosfera, in assenza di autorizzazione, delle sostanze gassose odorigene derivanti dallo stoccaggio dei cereali all’interno delle trincee e dei reflui zootecnici nella pre-vasca dei due impianti in località Foce di Sarno, nonché per la violazione dell’art.12 del D.L.vo n.387/2003 (norme relative alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità) in relazione all’art.44/lett.b del D.P.R. 380/2001 (Testo Unico in Materia Edilizia), circa la necessità, per la costruzione e l’esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili, di una autorizzazione unica rilasciata dalla regione o altro soggetto istituzionale delegato dalla regione. 
In particolare, a seguito dei controlli eseguiti dai Carabinieri del N.O.E. ed effettuati presso gli impianti di biogas, è emerso che era stato installato ed attivato un deposito di 6.500 metri cubi circa di trinciato di mais, producente emissioni in atmosfera, in assenza della prescritta autorizzazione. 
Inoltre dalla conclusione degli accertamenti tecnici che ha eseguito il geologo per conto della Procura della Repubblica, con acquisizione documentale ed ispezione dei luoghi presso il cantiere per la realizzazione dei due impianti a biogas, è risultato che “a fronte della realizzazione di due impianti a biogas da digestione anaerobica per la produzione, ciascuno, di energia elettrica e calore con potenza elettrica di 999 kWe e termica al di sotto di 3 Mwt, per i quali risultano rilasciati due permessi di costruire dal comune di Samo”, “appare evidente che non si tratta di due impianti di potenza pari a 999 kWe ma, di fatto, si tratta di un solo impianto di potenza complessiva pari a 1998 kWe e pertanto da autorizzare mediante autorizzazione unica ai sensi dell’articolo 12 del D.Lgs 387/2003; infatti, si può facilmente osservare che i lotti di terreno dove sono in fase di realizzazione gli impianti sono praticamente contigui e sono stati acquistati dalle due società a mezzo di un unico atto di vendita; inoltre gli elaborati progettuali sono stati redatti dagli stessi professionisti (progettisti e consulenti) ed hanno la stessa veste grafica; ancora, l’istanza di permesso di costruire al Comune di Sarno è stata presentata contestualmente e le integrazioni sono sempre state consegnate contestualmente ed i relativi Permessi di Costruire sono stati rilasciati lo stesso giorno; infine la ditta esecutrice dei lavori è la medesima”. 
Di conseguenza, secondo la Procura della Repubblica, essendosi sostanzialmente realizzata in ipotesi investigativa l’artificiosa suddivisione di un unico impianto in due impianti contigui allo scopo di eludere la procedura per l’autorizzazione unica regionale, per la realizzazione degli impianti doveva ritenersi applicabile al caso in esame il comma 3 dell’art.12 del D.Lvo 387/03, secondo cui “per la costruzione e l’esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili, vi è la necessità di una autorizzazione unica, rilasciata dalla regione o altro soggetto istituzionale delegato dalla regione.” 
Il Giudice per le Indagini Preliminari, pertanto, accogliendo la richiesta del Pubblico Ministero che ha condiviso le risultanze investigative dei Carabinieri, al fine di non consentire il protrarsi o l’aggravarsi del reato, ha ritenuto di disporre il sequestro preventivo di quanto descritto solo in relazione alla violazione dell’art.279 del D.L.vo n.152/2006. 


sabato 18 maggio 2013

ALLARME SALUTE


Manifestazione contro biogas e biomasse ad Assisi il 25 maggio



  


La proliferazione degli impianti a biogas e biomasse, sostenuta da super-incentivi, è senza freni. Si adatta spregiudicatamente alla rimodulazione delle tariffe per spuntare profitti speculativi strumentalizzando e distorcendo concetti nati per promuovere la sostenibilità:
“filiera corta”, “rinnovabilità”, “cogenerazione”.
La prospettiva di guadagno elevato e sicuro allenta ogni freno inibitore e si calpestano leggi fondamentali, i diritti alla salute, alla sovranità alimentare, alla sicurezza e al libero esercizio delle attività economiche. Si spingono le amministrazioni locali a scelte contrarie al bene dei cittadini.

La crescita senza regole di impianti a biomasse e al biogas rappresenta oggi una delle principali emergenze sul fronte della tutela della salute e dell’ambiente. Contrastarla significa agire allo snodo dei principali problemi ecologici e sociali del nostro tempo: quello della gestione dei rifiuti (che con le biogas e le biomasse assume la dimensione di uno smaltimento diffuso e incontrollabile), della qualità dell’aria (compromessa da nuove fonti di combustione diretta e indiretta), della qualità e della sicurezza della produzione agricola (minacciata dalla concorrenza drogata delle agrienergie e dalla ulteriore sottrazione di superfici destinate alla produzione di cibo).
Sono valori fondamentali quelli in gioco. Tanto fondamentali da costringere a ripensare dalle fondamenta la stessa azione collettiva, mettendo al centro i beni comuni.
I beni essenziali che un modello di sviluppo tutt’ora improntato ad industrialismo e consumismo (verniciati a volte di verde) mette a repentaglio per poi monopolizzarli: l’acqua pura, l’aria, la terra che deve continuare a dare pane e non può essere avvelenata o isterilita.
La forza dei tanti comitati sorti su questi temi, sui vari aspetti della nocività ambientale ma, soprattutto, sul tema specifico delle biomasse e del biogas sta in questa consapevolezza dei valori essenziali in gioco: valori ambientali ma al tempo stesso di immediata e profonda valenza sociale.
Le “centrali” calano all’improvviso, spesso senza alcuna informazione preventiva, su piccole e piccolissime comunità dove la gente non ha ancora perso del tutto il contatto con i valori della civiltà contadina. Quando si presentano le caratteristiche delle centrali l’informazione è carente e manipolata.
Tutte circostanze che tengono lontano gli ideologismi e aiutano a costruire un movimento dai connotati nuovi, ispirato alla dimensione sociale, comunitaria dell’iniziativa ecologica, quella a cui fanno riferimento anche importanti e coraggiosi documenti del magistero cattolico.
Con questi presupposti movimento capillare che si è costituito attorno all’obiettivo del contrasto della proliferazione delle centrali a biogas e biomassa è solo in minima parte costituito di militanti.
Lo animano in larga parte persone che non si sono mai impegnate direttamente in politica o nei movimenti in cui ci sono mamme, famiglie, anziani.
Forte è la determinazione di gente che difende qualcosa di molto concreto, qualcosa che ravviva il legame con gli altri, qualcosa per cui è disposta a fare sacrifici e a lottare, ma sempre in modo pacifico. Lo testimoniano gli oneri pesantissimi di ricorsi al Tar che i Comitati si sono assunti sostituendosi alle istituzioni con azioni per il rispetto della legalità ed eseguendo di propria iniziativa e a proprie spese quelle valutazioni di impatto che la normativa ha aggirato.
Da oltre un anno i comitati Terre Nostre di tutta Italia hanno maturato l’idea di una iniziativa pubblica ad Assisi. Gli obiettivi della manifestazione e la natura dei Comitati trovano una corrispondenza immediata e al tempo stesso profonda con la città di Francesco e al suo insegnamento che incita alla salvaguardia del creato.
Gli obiettivi della marcia sono semplici: richiamare l’attenzione di una classe politica (ma anche di media nazionali) molto “distratti” ; rispetto a problemi che pur senza la drammaticità di realtà come l’Ilva di Taranto assumono nel loro insieme – nonostante la scarsa visibilità di un impatto “diluito” su quasi tutto il paese – un peso non certo minore creando anche uno stillicidio di situazioni di conflitto che azzera la residua fiducia dei cittadini nelle istituzioni pubbliche locali e centrali.
Ai politici, agli amministratori, alle lobby, ai media chiaramente schierati con gli interessi finanziari (in gioco ce ne sono parecchi e di prima forza) si vuole far intendere che le mille voci dei tanti Comitati sono singolarmente flebili ma possono unirsi in una voce possente.
Non siamo più disposti a veder calpestati diritti costituzionali e i fondamentali presupposti della convivenza e pertanto utilizzeremo tutte le forme di iniziativa democratica per ottenere:
Drastico ridimensionamento degli incentivi per la produzione elettrica da biogas e biomasse  destinata alla immissione in rete indipendentemente dalla taglia degli impianti;
Applicazione della valutazione ambientale degli effetti cumulativi anche agli impianti di pur ridotta potenza;
Verifica stringente e su più adeguati criteri dei bilanci energetici e dei criteri di sostenibilità e requisiti di filiera corta delle fonti energetiche utilizzate;
Verifica dell’impatto sui sistemi agricoli locali e più stringenti criteri di esclusione delle aree di produzioni tipiche, di pregio paesistico, a vulnerabilità ambientale e idraulica;
Valutazione del bilancio della sostanza organica dei suoli ed esclusione preventiva delle aree caratterizzate da maggior gravità del problema della scarsità di sostanza organica;
Esclusione senza eccezioni delle aree con qualità dell’aria compromessa;
Rispetto di distanze dalle abitazioni e dai centri abitati tali da prevenire qualsiasi conseguenza per la sicurezza, la tranquillità e la salute;
Verifica della compatibilità delle centrali entrate in esercizio rispetto a gravi impatti su salute e ambiente ai fini del loro ridimensionamento, modifica o disattivazione.

Coordinamento Nazionale Terre Nostre
No biogas-No biomasse


Questo Comitato supporta centinaia di altri Comitati in tutta Italia che si stanno battendo contro le centrali a biomasse e biogas a difesa della salute e dell'ambiente.
Anche a Magliano si sta inciuciando zitti zitti per realizzare un'impianto nel nostro territorio: ricircolano noti personaggi!
Tempo fa pubblicammo un'altro post sulla questione biomasse a Magliano Sabina (che vi riproporremo presto) e le ultime notizie che ci giungono sono la prova che avevamo ragione.
Si costituisca un Comitato anche qui da noi mentre, nel frattempo, si può contattare il Comitato Nazionale Terre Nostre per avere un valido supporto.

lunedì 6 maggio 2013

SIAMO SEMPRE I MEGLIO.....



....qui ce ne abbiamo di più!




Quel mucchietto di eternit abbandonato nell'ambiente ha giustamente suscitato l'ira e le rimostranze dei cittadini reatini più attenti: ma che farebbero se venissero dalle nostre parti dove, tra l'enorme quantitativo di eternit ancora in opera e quello abbandonato in occasionali e abusive discariche,  dovrebbero arrabbiarsi in continuazione e diventare matti
Presto, molto presto, vi sottoporremo un censimento fotografico di tutte le presenze dell' insidioso amianto, più o meno ammalorato, che ancora è presente illegalmente nel nostro territorio, senza che nessuno se ne preoccupi (oltre naturalmente a noi!).
L'ambiente e la salute, da noi, sono un opzional e un valido argomento preelettorale!