
sabato 31 dicembre 2011
venerdì 30 dicembre 2011
I PENDOLARI ABBANDONATI A SE STESSI

Meno treni, più lenti, più sporchi, meno frequenti. E costeranno anche di più
E' disastroso il panorama ritratto dal nuovo rapporto Pendolaria 2011 di Legambiente. Un ritratto di un'Italia che non investe proprio dove si sente più urgenza, ovvero sui treni e sulle metropolitane. Il governo Berlusconi aveva usato l'accetta con i già magri fondi per il trasporto pubblico, portandoli da 2 miliardi a soli 400 milioni di euro. Una decisione inaccettabile (è proprio il caso di dire) che avrebbe paralizzato i pendolari e il trasporto locale. Il nuovo governo, pur avendo aumentato i fondi, non ha certo portato i finanziamenti ad una quantità accettabile per un Paese moderno quale dovrebbe essere l'Italia. Oltre allo Stato anche le Regioni hanno ridotto i fondi destinati ai servizi su ferro: Meno 20% in Veneto, meno 13% nelle Marche, meno 12% in Liguria, meno 10% in Abruzzo e Campania. Una scelta che stride con un altro dato, quello degli utenti in costante aumento ( + 7,8%, ora a 2.830.000 ). Se una volta c'erano la prima, la seconda e la terza classe, ora per i treni esistono le linee di serie A, B e C, in base alla frequenza (da meno di 15 minuti a più di 30) e alla qualità del trasporto (pulizia e modernità dei convogli, capienza di passeggeri...). La distanza dell'Italia dalla media europea è abissale, rendendo oltremodo scomodo il viaggio da casa a lavoro, con il rischio di non poter entrare nel treno perché saturo di passeggeri. Spesso, per giustificare gli scarsi finanziamenti che diminuiscono anno dopo anno, si dice che mancano i soldi da inestire. Da Legambiente arriva l'aspra critica su questo punto, affermando che in realtà i soldi per le lobby dell'autotrasporto si trovano sempre. Infatti, sul totale degli investimenti, risulta che ben il 72 per cento viene riservato per strade e autostrade, mentre per le metropolitane il 15,4 per cento e le ferrovie il 12,5 per cento. Da oggi, per un mese, l'associazione ambientalista ha deciso di avviare una campagna per dire no ai tagli e per delle specifiche richieste per migliorare il servizio di trasporto: attuare una carta dei diritti dei pendolari, che fissi obiettivi di servizio, diritti dei cittadini utenti, condizioni minime di informazione, qualita', rimborso per disfunzioni e disagi. "I tagli al trasporto pubblico sono una tassa aggiuntiva per i cittadini italiani". Lo dichiara il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli commentando i dati del rapporto 'Pendolaria 2011' resi pubblici il 18 dicembre da Legambiente. "E' ormai evidente che l'Italia viaggia a due velocità: per quanto riguarda il trasporto ferroviario si investe solo in infrastrutture per la tav mentre le linee per i pendolari sono abbandonate a se stesse - conclude Bonelli -. Negli ultimi anni per le linee ad Alta velocità sono stati spesi oltre 40 miliardi di euro e si prevede l'utilizzo di altri 35 miliardi mentre per quanto riguarda i pendolari, che come si ricorda nel rapporto di Legambiente sono oltre tre milioni ogni giorno, invece si continua con i tagli delle linee e dei treni".
lunedì 26 dicembre 2011
RAGLIA...RAGLIA...POVERA ITAGLIA

I VERDI SCRIVONO UNA LETTERA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
TRA LE RICHIESTE: RISORSE PER LE POLITICHE SOCIALI E
Il presidente del Consiglio Mario Monti, dopo
SANTO STEFANO


Certi storici hanno descritto questa Chiesa dei primi tempi come una società dell’idillio perpetuo. Ma non fu affatto così. Non poteva essere così. Si trattava di mettere insieme gruppi di differente origine culturale: i giudeo-cristiani, convinti che il messaggio di Gesù riguardasse soltanto il mondo ebraico, e ostili ad ogni contatto con i pagani; gli ellenisti, già abituati all’ambiente extra-giudaico e più aperti al colloquio esterno; e poi i proseliti, cioè queli che nel paganesimo erano addirittura nati, e avevano parenti ed amici pagani. Già prima di Gusù, questi gruppi praticavano la stessa fede, ma pregando in sinagoghe separate. Era difficilissimo fonderli, e infatti le Lettere di Paolo e gli Atti parlano chiaro: c’erano beghe frequenti tra un gruppo e l’altro, sbandamenti dottrinali, avversione per questo o quell’apostolo, senza contare poi i contrasti personali, le ipocrisie e gli scandali. O le discriminazioni abbastanza grette, come quelle denunciate dagli ellenisti: “Nel distribuire i soccorsi, si trascurano le nostre vedove”, (La vedova, personificazione della povertà più indifesa della società di allora, era presa a simbolo di tutti i bisognosi). Fu per mettere fine a quella storia che gli apostoli riorganizzarono l’assistenza, affidandola a sette uomini designati dalla comunità e detti poi diaconi.
Dei sette venne fuori Stefano, che aprì il fuoco contro il potere politico-religioso di Gerusalemme, arroccato nel Sinedrio: contro quelli che avevano ucciso Gesù. Costoro già tenevano d’occhio i Dodici, intervenendo con arresti e bastonature, e col divieto di predicare. Ma i Sinedriti più aperti e tolleranti erano riusciti spesso a impedire che si andasse oltre.
Con Stefano fu tutto diverso: esso non predicava semplicemente l’adempiersi delle Scritture con la venuta di Gesù Messia. Andava radicalmente a fondo, annunciando la fine del Tempio e della Legge. Ellenista, e quindi estraneo alla tradizione schiettamente giudaica, non aveva riguardi per nulla, battendosi nelle sinagoghe con un vigore “al quale nessuno resisteva”. Processato dal Sinedrio, pronunciò un discorso violentissimo, che gli procurò la condanna a morte, seguita immediatamente dalla lapidazione. (Non c’è traccia di conferma della sentenza da parte dell’autorità romana, com’era richiesto: secondo alcuni studiosi ciò significa che Stefano è stato ucciso nell’anno 36, dopo la destituzione del procuratore Pilato e prima che s’insediasse il successore Marcello).
Negli Atti, Luca sottolinea che la visione radicalmente nuova prospettata dal diacono martire, la “demolizione” del Tempio come centro spirituale di gravità, era opera di Gesù: “Era lo Spirito che faceva parlare Stefano”. E rafforza ancora il concetto ricalcando il suo supplizio su quello del Calvario e attribuendogli frasi che riecheggiano
Ucciso Stefano, il Sinedrio iniziò una persecuzione violenta, ma parziale: i Dodici e i giudeo-cristiani furono lasciati in pace, e si diede addosso agli ellenisti, più vicini a Stefano. Tra gli epuratori andava scatenandosi un giovane fariseo intransigente, Saulo di Tarso: “Penetrando nelle case”, dicono gli Atti, “egli trascinava via gli uomini e donne e li gettava in prigione”. La persecuzione contribuì a proiettare
SANTO STEFANO

Perché il 26 dicembre si festeggia Santo Stefano?
La celebrazione liturgica di Santo Stefano è fissata il 26 Dicembre, subito dopo Natale, perché nei giorni seguenti alla nascita di Gesù, furono inseriti i “comites Christi”, cioè le persone più vicine al Figlio di Dio nel suo percorso terreno, e i primi a renderne testimonianza con il martirio.
Così il 26 dicembre c’è Santo Stefano, il primo martire cristiano (protomartire), seguito il 27 da S. Giovanni Evangelista, il prediletto di Gesù, e il 28 i SS. Innocenti, i bambini uccisi da Erode, poi gli altri a seguire.
Nel 1947, fu lo Stato italiano, a rendere festivo il giorno dopo il Natale, mentre prima era un giorno normale lavorativo. Questa decisione venne presa allo scopo di allungare le festività natalizie, e per solennizzare ancora di più la nascita del Salvatore.
Quindi, sebbene la Chiesa ricordi Santo Stefano, come un esempio per i fedeli nel mondo cattolico, la ragione di questo giorno festivo non è da ricercare nell’importanza del primo martire del Cristianesimo, e il 26 dicembre sarebbe stato ugualmente un giorno festivo, anche se vi fosse caduta un’altra ricorrenza.
Il giorno di S. Stefano è festeggiato anche in Austria, Germania, Irlanda, Danimarca, Catalogna, Croazia e Romania. In altri paesi invece, come per esempio nel Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda e Canada, si celebra il Boxing Day (la Festa della buona volontà e dei regali alle persone bisognose ), che quasi sempre coincide con la festa di Santo Stefano, poichè si celebra il giorno dopo il Natale, a meno che non venga di domenica, quindi o il 26 o il 27 Dicembre.
Ma chi era Santo Stefano?
La sua provenienza non è chiara, pare fosse ebreo di nascita, o greco, data la moltitudine di popoli che passavano per Gerusalemme in quel tempo.
Il racconto dei suoi ultimi giorni ci viene dagli “Atti degli Apostoli”, in cui appare il suo martirio, avvenuto per lapidazione nel 33 o 34 d.C.
In quel periodo, essendo stato deposto Ponzio Pilato, a comandare in Palestina era il “Sinedrio” ( il consiglio supremo), che eseguiva le condanne a morte tramite lapidazione, secondo la tradizione locale.
Santo Stefano è stato il primo dei sette diaconi scelti dagli apostoli, perché li aiutassero nel ministero della fede. Non solo svolgeva il suo compito, ma si attivava anche nel predicare e convertire gli ebrei della diaspora, purtroppo questo infastidì alcuni ebrei ellenistici, che accusarono Stefano di “pronunziare espressioni blasfeme contro Mosè e contro Dio”.
Così venne catturato e trascinato davanti al Sinedrio, poi con falsi testimoni fu accusato, e condannato alla lapidazione, secondo la legge del tempo. I presenti lo trascinarono fuori dalle mura della città e presero a lapidarlo con pietre, i loro mantelli furono deposti ai piedi di Paolo di Tarso (Saulo), che dopo la conversione verrà conosciuto con il nome di San Paolo.
Santo Stefano, venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa, è il protomartire cristiano, cioè il primo ad avere dato la vita per testimoniare la propria fede in Cristo, e per la diffusione del Vangelo.
Il colore della veste indossata dal sacerdote durante la Messa in questo giorno è il rosso, come in tutte le occasioni in cui si ricorda un martire.
Santo Stefano protegge anche dal mal di testa, ed è il Santo patrono di molte città e paesi italiani.
Il nome Stefano deriva dal greco e significa “corona, incoronato” e i suoi emblemi sono la palma e le pietre.

sabato 24 dicembre 2011
domenica 18 dicembre 2011
giovedì 15 dicembre 2011
mercoledì 14 dicembre 2011
ELEZIONI PRO LOCO

lunedì 12 dicembre 2011
GREEN ECONOMY

domenica 11 dicembre 2011
sabato 10 dicembre 2011
martedì 6 dicembre 2011
MISTERI ITALIANI

La notizia è arrivata dalla conferenza stampa del premier Mario Monti alla Sala Stampa Estera di Roma. Un giornalista straniero ha formulato una domanda scomoda: “Avete pensato ad estendere il pagamento dell’Ici anche alla Chiesa Cattolica?”. La risposta di Monti, il cui volto ha improvvisamente perso l’espressione benevola di solo pochi minuti prima, ha lasciato la platea straniera – e subito dopo anche quella italiana – senza parole. “E’ una questione che non ci siamo ancora posti”. E’ ragionevole pensare che il governo non se la porrà mai.
L’Ici – che poi si chiamerà Imu – la dovranno pagare tutti. E la rivalutazione delle rendite catastali fino al 60% la renderà forse la tassa più pesante che gli italiani saranno chiamati a pagare nell’immediato. La Chiesa, ancora una volta, resta fuori dal novero dei contribuenti dello Stato pur continuando a percepire l’8 per mille.
Eppure, già nel 2004, una sentenza della Corte di Cassazione stabilì che l’esenzione dall’Ici (già in vigore dal ’92, ma dal cui pagamento erano stati esclusi luoghi considerati “particolarmente meritevoli”) poteva essere applicata solo quando all’interno dell’immobile si svolgesse un’attività effettivamente meritoria e legata al culto. Per fare un esempio, va bene l’esclusione di una chiesa o di un oratorio, ma non quella di un immobile di proprietà vaticana affittato ad una banca. Una sentenza “pericolosa”, a cui corse in soccorso Berlusconi nel 2005. A pochi mesi dallo scioglimento delle Camere, fu approvata una discussa norma che stabiliva l’esenzione dal pagamento dell’Ici per tutti gli immobili della Chiesa cattolica. Un anno dopo il governo Prodi limò la normativa, prevedendo che l’esenzione si potesse applicare solo agli immobili dalle finalità “non esclusivamente commerciali”, ma quell’avverbio – “esclusivamente” – ha permesso alla Chiesa di usufruire dell’esenzione anche per strutture turistiche, alberghi, ospedali, centri vacanze, negozi: è sufficiente la presenza di una cappella all’interno della struttura.
Il risparmio annuo per la Chiesa – e la perdita netta per il fisco italiano – si avvicinano ai due miliardi di euro. E’ stato stimato approssimativamente in circa 50 mila il numero degli immobili ecclesiastici presenti in tutta Italia (in pratica 1 abitazione su 5), ma un vero e proprio censimento non è mai stato fatto dal catasto, soprattutto sul fronte della destinazione d’uso. Anche perché ciascun ente ecclesiastico può essere titolare di più immobili, affittati o in uso per i motivi più diversi (a Roma persino commissariati di Polizia e Carabinieri sono di proprietà vaticana). Si tratta, comunque, di una ricchezza enorme, che non ha analogie all’estero e che è totalmente detassata. Secondo una stima fatta dai Radicali Italiani qualche tempo fa, in tutta Italia sarebbero presenti almeno 30 mila stabili di proprietà della Chiesa adibiti ad attività imprenditoriali e commerciali diverse.
La quantificazione del mancato pagamento solo di questi si aggira sui 2 miliardi e 400 mila euro. All’Ici, poi, si dovrebbero aggiungere anche l’ammontare dovuto per altre imposte sia statali che comunali a cui la Chiesa risulta esente (Irpef, Iva e altro) anche questi quantificabili per circa 4 miliardi di euro. Il tutto mentre la Chiesa risulta beneficiaria dell’8 per mille che lo Stato le versa (anche quando il contribuente non ha esercitato l’opzione: a meno che il contribuente non lo destini ad altro scopo, quei soldi vanno alla Chiesa anche se non dichiarato apertamente) e che è una cifra molto alta: dal 1990 al 2007 la Chiesa ha percepito 970 milioni circa di euro dallo Stato Italiano per “l’esercizio del culto”.
Comunque, per il governo Monti, così attento alle direttive europee, una riflessione sull’esenzione Ici alla Chiesa presto si porrà lo stesso. La notizia, infatti, è che l’Unione Europea ha annunciato (a fine settembre) l’intenzione di aprire un’indagine formale per aiuti di Stato e incompatibilità con le norme sulla concorrenza proprio su questo fronte. Sono tre i punti da chiarire. Oltre all’Ici, c’è anche l’articolo 149 del “Testo unico delle imposte sui redditi”, che “conferisce a vita la qualifica di enti non commerciali a quelli ecclesiastici”, garantendo loro un regime fiscale particolare e favorevole. Infine lo sconto del 50% dell’IRES concesso agli enti ecclesiastici che operano nella sanità e nell’istruzione. Joaquín Almunia, il commissario europeo per la concorrenza, si è lasciato sfuggire che la condanna dell’Italia stavolta sarà “difficile da scampare”. Dopo l’apertura dell’istruttoria, le parti avranno 18 mesi per presentare le proprie ragioni, poi Bruxelles dovrà decidere. In caso di condanna, L’Italia potrebbe chiedere il rimborso all’erario delle tasse non pagate dagli enti ecclesiastici. Ma lo farebbe?
SVUOTIAMO GLI ARSENALI E RIEMPIAMO I GRANAI

EVIDENTEMENTE GLI AFFARI SULLE ARMI SONO PIU' FORTI DELLA CRISI E DELL'EQUITA'
Rigore, equità e crescita. Queste sono le tre paroline magiche che sono diventate il motto del presidente del Consiglio Mario Monti e del suo governo. Ma nella manovra che più che di sacrifici sembra fatta di 'lacrime e sangue', di equità e crescita non c'è traccia mentre il rigore si è manifestato prevalentemente nei confronti delle famiglie e dei cittadini che dovranno caricarsi sulle spalle una vera e propria stangata che la Cgia di mestre quantifica in oltre 600 euro a nucleo famigliare.
In un momento di forte difficoltà per l'Italia e per l'intera Europa sarebbe ovvio che a dare qualcosa di più sia chi possiede più ricchezza. In particolar modo non si capisce perché, visto che si taglia tutto dalla sanità alle pensioni, dal trasporto pubblico ai servizi, i fondi destinati all'acquisto di nuovi armamenti non siano ridotti nemmeno di un centesimo. E' assurdo che mentre si chiedano sacrifici alle famiglie si continuino ad acquistare aerei da guerra, navi, sommergibili ed elicotteri come se niente fosse. In particolare l'Italia continua nel programma di acquisto di 200 caccia da 120 milioni di euro l'uno: l'equivalente di quanto è necessario per costruire e far funzionare 83 asili nido.
Gli ambientalisti continuano da mesi a chiedere la riduzione delle spese per gli armamenti ma dal Palazzo (sia quando l'inquilino era Silvio Berlusconi che adesso che c'è Monti e i sui presentabili ministri) ma non è arrivata alcuna risposta.
Gli ambientalisti chiedono al presidente del Consiglio Mario Monti perché in Italia non è possibile seguire l'esempio della Germania che nel 2010 ha tagliato la spesa militare di 10 miliardi di euro? Perché nonostante la stangata sulle famiglie non si toccano di una virgola i programmi per l'acquisto di caccia bombardieri di 131 F-35 dal costo di 15 miliardi di euro o quelli per l'acquisto di aerei senza pilota (1,3 miliardi) o delle navi da guerra (5 miliardi) o, ancora, dei sommergibili (1 miliardo)?
Di fronte a questa situazione affermano: «noi ambientalisti non solo siamo indignati ma siamo pronti alla disobbedienza civile ed ad una fortissima mobilitazione».
La richiesta al presidente Monti è di dare risposte di fronte ai grossi sacrifici a cui saranno sottoposti i cittadini italiani: «Non ci offendiamo se lo farà dal salotto di Porta a Porta – concludono ironicamente gli ambientalisti - ma risponda perché gli italiani hanno diritto di sapere perché si taglia la sanità (compreso l'Ospedale Marzio Marini di Magliano Sabina), le pensioni e i trasporti pubblici mentre alla super casta degli armamenti non viene tagliato nemmeno un centesimo».
lunedì 5 dicembre 2011
UNA SCELTA OPPOSTA A QUELLA EUROPEA

La manovra Monti all’esame del Parlamento porta con sé l'ennesima sorpresa per quanti hanno potuto usufruire, fino al 2011, del cosiddetto ‘Ecobonus’, ovvero le detrazioni fiscali (pari a uno sconto dell’IRPEF pari al 55%) sulle ristrutturazioni che aumentano l’efficienza e il risparmio energetico di un edificio, abbassate dal nuovo esecutivo al 36%. Introdotto per la prima volta nel 2007, l’Ecobonus era stato prorogato, dopo veementi proteste da parte di associazioni ambientaliste e settore delle rinnovabili, nella legge di Stabilità del precedente governo per tutta la durata del 2011: gli interventi di riqualificazione energetica, isolamento termico, installazione di pannelli solari, sostituzione di impianti di climatizzazione invernale erano detraibili, per tutti i proprietari di immobili (imprese o privati) attraverso la dichiarazione dei redditi. A partire dall’anno successivo e per dieci anni il 55% delle spese sostenute poteva essere detratto attraverso rate di uguale importo.
Uno fra i pochi interventi virtuosi nel settore, gli Ecobonus hanno permesso finora di creare lavoro, ridurre le bollette energetiche e riqualificare abitazioni ed edifici: eppure il governo Monti non sembra aver intrapreso la strada maestra della riconversione energetica per uscire dalla crisi, a differenza degli altri paesi avanzati del mondo. Le detrazioni infatti non solo sono state ridotte del 19%, ma sono anche state ‘buttate’ in un calderone che mischia incentivi alla green economy con sgravi per sistemi antifurto e box auto.
La manovra del governo Monti non coglie l'opportunità che l'ecologia offre per uscire dalla crisi. Gli ecologisti si rammaricano del fatto che il governo abbia scelto di non innovare avviando programmi ambientali e politiche di riconversione industriale significative: ha depotenziato l'unica vera misura anticiclica degli ultimi anni: i bonus sulle eco-ristrutturazioni.
La manovra non solo non è equa ma rappresenta una scelta di retroguardia che va nella direzione opposta a quella scelta dagli altri paesi avanzati del mondo e dell'Europa.