lunedì 14 novembre 2011

E LE STRADE COMUNALI ??


Abbiamo letto sul blog degli arrampicatori (sugli specchi ovviamente) delle lamentele su ipotetiche dimenticanze, a loro parere volute, sulla manutenzione delle strade provinciali. Evidentemente il loro spessore politico è talmente sottotraccia da non essere minimamente avvertito dai responsabili provinciali. Ma loro no, tirano in ballo il PD locale, che da sempre è stato da loro snobbato, avversato, inascoltato, ignorato e tenuto lontano dalle decisioni comuni, a dispetto di quanto sbandierato sul programma elettorale. E gli chiedono di intervenire presso il loro Assessore, tacciandoli di disinteresse. Vogliamo parlare a questo punto delle strade comunali? A chi devono rivolgersi per queste? Provate a percorrere le strade comunali di Colle Pineto, dei Pietrini, di Castiglione e via dicendo, ridotte in uno stato pietoso, sia come manto stradale sia per i numerosi smottamenti malamente risistemati. Li non c'è pericolo? Il PD sicuramente suggerirà al suo Assessore di intervenire, ma per le strade comunali a quale fervente assessore locale devono suggerire l'intervento?




sabato 5 novembre 2011

FACCIAMOLO RISPETTARE.


E' uno strumento a tutela delle persone che si trovano in particolari condizioni psico-fisiche, in quanto consente determinate facilitazioni nella circolazione dei veicoli al loro servizio. Il contrassegno è strettamente personale, non vincolato ad uno specifico veicolo, nè subordinato al possesso della patente di guida. Deve essere sempre esposto in modo ben visibile sul parabrezza anteriore esclusivamente in formato originale. Pur essendo rilasciato dal Comune di residenza, ha valore su tutto il territorio nazionale.

CHI PUO' RICHIEDERLO
Solo le persone con capacità di deambulazione sensibilmente ridotta - ovvero i soggetti affetti da particolari patologie che limitano la capacità di camminare - e i non vedenti (art. 188 D.Lvo 285/1992 Codice della Strada; art. 381 Regolamento Codice della Strada; art. 12 D.P.R.503/1996).

USO IMPROPRIO
Il contrassegno è strettamente personale e può essere utilizzato solo dal titolare. Chi viene sorpreso ad utilizzarlo senza che a bordo vi sia la persona invalida è passibile di una sanzione da 78.00 a 311.00 euro e del contestuale ritiro dello stesso. E' altresì punibile sia l'utilizzo del contrassegno in fotocopia, che la contraffazione: in tal caso si concretizza una fattispecie penalmente rilevante, della quale gli agenti accertatori daranno comunicazione all'Autorità Giudiziaria.

PER TUTTI GLI UTENTI DELLA STRADA

Le strutture riservate agli invalidi, contraddistinte dall'apposita segnaletica, non possono essere utilizzate da veicoli che non siano al loro servizio. Chiunque occupi tali stalli e le relative pertinenze (raccordi, scivoli, rampe) senza averne titolo, è soggetto alla sanzione amministrativa di euro 78.00, alla rimozione del veicolo e alla decurtazione di due punti sulla patente.


IL PRIMO SEGNALE SI CHIAMA



giovedì 3 novembre 2011

BRUTTE ABITUDINI.....NON PERSEGUITE.







Quando c'è di mezzo l'eternit la faccenda comincia a diventare seria e pericolosa, tanto per il delinquente che l'ha depositata a terra, addirittura sulla sponda del Tevere, quanto per chi dovrebbe esercitare un controllo e una successiva bonifica.
Siamo alle solite, a Campitelli sono di uso corrente e ricorrente pratiche inquinanti fuorilegge, con l'abbandono di ogni genere di rifiuti, tra i quali copertoni di auto e eternit contenente il pericolosissimo amianto.
Stiamo uccidendo l'unica cosa che ci è rimasta: l'ambiente!

venerdì 28 ottobre 2011

ARSENICO


Sono 128 i Comuni in Italia ad avere quantità di arsenico nell’acqua superiore agli standard imposti dalla Direttiva europea riguardante la qualità dell’acqua potabile. 91 di questi si trovano nel Lazio. Di questi, 22 sono in provincia di Roma, 60 nel viterbese e i restanti 9 in provincia di Latina. Ma la questione “acqua all’arsenico” parte da lontano, ed esattamente nel 2001, quando gli stati membri dell’Unione europea adottavano la Direttiva 98/83/CE, che impone un valore massimo di 10 microgrammi per litro di arsenico.

Le linee guida Oms e la Direttiva 98/83/CE – Nelle linee guida dettate dall’Organizzazione mondiale della sanità riguardo l’acqua potabile si legge: “Il valore guida provvisorio è di 0,01 milligrammi per litro (mg/litro), dove provvisorio si riferisce all’incertezza scientifica della pericolosità dell’arsenico per l’uomo”. L’Oms aggiunge che i livelli d’arsenico nelle acque naturali si attestavano tra 0,01 e 0,02 mg/l e che concentrazioni più elevate possono registrarsi in aree che hanno una struttura geofisica particolare. Infine, l’Oms riconosce che sussistono significative incertezze scientifiche riguardo il rischio cancro collegato all’assunzione d’arsenico e quindi il valore massimo di arsenico nell’acqua destinata al consumo umano resta di 10 microg/l. Concludendo, però, che laddove, per cause naturali, tali limiti non possono essere rispettati, i valori di arsenico devono essere mantenuti il più bassi possibile. Questo è quanto si legge nel documento ufficiale del “Drinking water qualità” dell’Oms, che attesta la pericolosità dell’arsenico nell’acqua. Ma bisogna fare un passo indietro e arrivare nel 1958 per capire come e perché, ad oggi, il Lazio, assieme a Campania, Toscana, Lombardia e Trentino è a rischio arsenico. In quella data, gli standard internazionali dell’Oms sulla qualità dell’acqua imponevano il livello massimo di arsenico attorno ai 0,2 mg/l. Tale restò fino al 1993, anno in cui l’Oms abbassò ulteriormente la concentrazione di arsenico a 0,01 mg/l nell’acqua destinata al consumo umano, sulla base del fatto che l’arsenico può essere altamente cancerogeno per gli esseri umani. In Italia la concentrazione dell’arsenico nell’acqua è dovuta essenzialmente a fattori geologici, poiché questo semimetallo si trova in natura nelle rocce e nei territori vulcanici, e quindi anche nelle falde acquifere che di questi teritori fanno parte. E’ bene ricordare che in Italia l’80% di acqua potabile viene da acque sotterranee. Dunque l’arsenico nell’acqua è un fenomeno più che naturale, soprattutto nel nostro Paese. Ma allora da dove nasce la questione?
Nel 1990 la Direttiva europea 98/83/CE riprendeva il valore contenuto nelle linee guida Oms del 1993 che abbassavano a 0,01 mg/l la concentrazione di arsenico nelle acque. Abrogava, così, la direttiva precedente (80/778/CEE), che imponeva un livello di arsenico al di sotto di 0,05 mg/l. L’arsenico, quindi, è il principale imputato di questo processo, ma anche boro è floruro sono sostanze pericolose per l’organismo, perciò soggette alle restrizioni previste dalla Direttiva.

Il caso Lazio – Arriviamo così al 2001, quando l’Italia recepisce la Direttiva con il Decreto Legge n°31 del 2 febbraio 2001. La Direttiva prevede la possibilità, per gli Stati membri, di stabilire deroghe ai valori di parametro, a patto che questa “non rappresenti rischi per la salute umana, che l’approvvigionamento delle acque potabili nella zona interessata non possa avvenire con altro mezzo congruo e che la deroga abbia durata più breve possibile”. La deroga dura tre anni e può essere rinnovata per altri tre. Così l’Italia stabilisce due deroghe.
Nel febbraio 2010 ne richiede una terza, stavolta alla Commissione europea, e il momentaneo (fino al dicembre 2012) innalzamento dei parametri a 20, 30, 40 e 50 mg/l. La Commissione risponde ad ottobre dello stesso anno non concedendo deroghe per i parametri di 30, 40 e 50 mg/l, ritenuti troppo pericolosi per l’uomo, e accettando la richiesta di deroga solo per i comuni che non superano il valore di 20 mg/l. L’acqua con questa quantità d’arsenico, precisa la Commissione, non deve essere distribuita ai bambini al di sotto dei tre anni e alle donne incinte. Inoltre ne vieta l’uso nell’industria alimentare. Quindi il Lazio, con 91 Comuni che richiedono un parametro di 50 microg/l, si ritrova automaticamente fuorilegge. Inizia così l’emergenza arsenico, con il via vai delle autobotti laddove i sindaci hanno dovuto chiudere i rubinetti.

Il problema della trasparenza – “Dalla fine della deroga, attorno al dicembre 2009, fino alla risposta dell’Unione europea, i Comuni hanno continuato ad erogare acqua con i valori della precedente deroga, grazie ad un Decreto ponte di proroga della Regione Lazio. In realtà la proroga della deroga è un passaggio poco chiaro, visto che lo strumento della deroga deve essere usato in via del tutto eccezionale e non deve essere la normalità”. E’ quanto afferma Astrid Lima, portavoce del Comitato acqua pubblica di Velletri e membro del Coordinamento nazionale enti per l’acqua pubblica. Velletri è un caso molto particolare dove le concentrazioni di arsenico nell’acqua sono molto alte, come del resto accade in tutta la zona dei Castelli, ma il problema più grave, secondo la Lima, è quello della non trasparenza: “negli ultimi otto anni, e cioè da quando Acea Spa firma con i Comuni dell’Ato2 e la Provincia di Roma la Convenzione di gestione, rifornendo di acqua la zona, i dati sulla qualità dell’acqua sono pressoché assenti. Quelli in nostro possesso sono forniti dalla stessa Acea, mentre i dati della Asl per i cittadini rimangono un gran segreto. Solo nel dicembre 2010 abbiamo avuto un accesso parziale ad alcuni dati, ma relativi solo a quel periodo”. E un gran mistero non svelato ai cittadini resta anche il Piano di rientro messo a punto dalla Regione per far fronte all’emergenza. Di “informazione insufficiente alla popolazione parla anche l’Istituto superiore di sanità all’interno della relazione destinata alle Asl laziali nel marzo 2011.
La gestione dell’emergenza da parte della Regione Lazio appare ai cittadini lacunosa e un po’ confusionaria, ma Renata Polverini, presidente della Regione, nonché commissario per l’emergenza arsenico, assicura che il Lazio tornerà nei limiti e che la scadenza della deroga il 31 dicembre 2012 “consentirà di procedere all’attuazione del Piano di rientro dei livelli dell’arsenico nei valori di legge”. Non ci resta che aspettare